Come evitare la calvizie e invertire tendenza al diradamento.

Innanzitutto, per poter contrastare la calvizie bisogna prima di tutto intervenire sull’ormone DHT, che è il principale responsabile dell’alopecia androgenetica.

Non si tratta, peraltro, di una novità. Diversi studi hanno infatti dimostrato come la somministrazione di finasteride al dosaggio di 1mg al giorno possa dare buoni risultati nella calvizie di lieve e media entità, tanto che il 90% dei soggetti coinvolti in tale somministrazione afferma di aver ottenere risultati positivi sia a livello frontale che superiore della testa, con un aumento del numero di capelli rispetto al gruppo di controllo che, invece, assumeva placebo.

Attenzione, però. Sebbene la finasteride sia giudicabile in maniera soddisfacente nel momento in cui si cerca una cura contro la calvizie, è anche vero che la sua azione si limita a livello del follicolo pilifero, e non è invece in grado di intaccare l’azione fisiologica delle ghiandole endocrine da cui vengono prodotti gli ormoni androgeni coinvolti.

Come se non bastasse, a quanto sopra bisogna aggiungere il fatto che tra gli effetti collaterali della finasteride vi è anche il calo della libido, la disfunzione erettile e il calo del volume dell’eiaculato. Si tratta di casi marginali rispetto al totale della popolazione, ma quanto basta – evidentemente – per valutare l’assunzione di questa sostanza solo ed esclusivamente dietro condivisione con un dermatologo specializzato in tricologia, e dietro costante controllo della terapia anche nel tempo.

Fin qui, una piccola panoramica statistica sull’utilizzo della finasteride ma… siamo proprio sicuri che il miglioramento avvertito dalle persone che soffrono di calvizie sia riconducibile alla sola azione di questa molecola?

In realtà, come hanno dimostrato ulteriori studi, bloccare l’azione del DHT è possibile e non solamente con i farmaci: sostanze naturali presenti in molti alimenti di origine vegetale e in alcune piante medicinali mimano la stessa azione della finasteride, senza tuttavia avere le controindicazioni di questa molecola precedentemente descritte. Ecco dunque che la strategia vincente per contrastare la calvizie non potrà che essere quella di agire in maniera più integrata e naturale possibile, favorendo il buon funzionamento del nostro organismo con un’alimentazione sana, equilibrata e ricca di principi nutritivi funzionali.

Calvizie femminile, gravidanza e post-partum: la loro relazione.

Calvizie femminile: cosa succede ai capelli durante la gravidanza 

La calvizie femminile è poco presente in gravidanza, perché di solito, durante la gestazione, la chioma tende ad essere più ricca e rigogliosa, sia per il notevole aumento di ormoni femminili quali estrogeni e progesterone, sia per l’alimentazione che la futura mamma seguirà. Il bisogno di cibo in gravidanza cresce, e di conseguenza aumentano anche le sostanze nutritive presenti nell’organismo, che aiutano a mantenere sani il cuoio capelluto e i capelli. In particolare, l’ideale sarebbe preferire soprattutto proteine, contenute in grandi quantità nella carne magra, nel pesce, nelle uova, nei latticini. La gestante dovrebbe anche assumere quante più vitamine e minerali possibili. Per quanto riguarda le prime, l’ideale sarebbe consumare soprattutto quelle del gruppo B, in modo particolare la vitamina B1, B2 e B12. Se si cercherà di mantenere una dieta basata principalmente su queste componenti nutritive, si potrà contrastare la fase successiva: quella del post-partum, in cui avverrà una naturale caduta di capelli.

Come capire se si ha una mancanza di ferro e possibili soluzioni

Per verificare se la causa della calvizie è la mancanza di ferro, la prima cosa da fare è rivolgersi ad un poliambulatorio specializzato in tricologia, dove saranno assegnati degli esami ematici da fare e in seguito verranno controllati i valori della ferritina, responsabile dei depositi di ferro nel sangue, e quelli della sideremia, ovvero i valori di ferro in circolo. In questo modo, se si noteranno delle alterazioni rispetto ai parametri considerati “normali”, si potrebbe prescrivere una cura adeguata per reintegrare proprio la presenza dell’elemento in questione. Si ricorda che se quest’ultimo cala, anche solo di poco, la caduta dei capelli potrebbe essere ben visibile. Per questo, è bene fare attenzione e cercare anche di notare subito il problema, al fine di agire nel più breve tempo possibile.

Un’ulteriore soluzione alla problematica potrebbe risiedere anche in un regime alimentare ricco del minerale in questione. In genere, sono le carni rosse ad esserne maggiormente ricche, ma ovviamente è sempre opportuno seguire un’alimentazione il più possibile varia, non basata sempre su una stessa pietanza; si rischierebbe in tal caso di causare comunque un indebolimento dei capelli o una possibile calvizie, per mancanza di altre componenti nutritive importanti. L’ideale sarebbe sempre farsi consigliare da un esperto, in modo da non rischiare di cadere negli eccessi e soprattutto per non creare ulteriori conseguenze negative alla propria chioma.

Calvizie femminili: quando la causa è la mancanza di ferro.

Calvizie femminile e carenza di ferro: una stretta correlazione

La carenza di ferro può essere una tra le cause primarie di calvizie femminile perché questa componente è molto importante per la salute dei capelli. Se manca, i capelli possono iniziare a diradarsi e possono anche avere un aspetto più untuoso, con produzione eccessiva di sebo. Quando la quantità di ferro nell’organismo è bassa, la causa potrebbe risiedere in una dieta dimagrante troppo severa, nell’abuso di caffeina, in possibili infezioni, emorragie, o mestruazioni irregolari e/o abbondanti.
Esiste una stretta correlazione tra l’elemento in questione e la caduta dei capelli, in quanto il primo è responsabile della formazione dell’emoglobina, componente che trasporta ossigeno nel sangue. La cheratina, che si occupa della formazione del capello e lo mantiene vivo, sano e forte, ha bisogno proprio di ossigeno ed energia per esistere. Questo non è tutto, però…

Come capire se si ha una mancanza di ferro e possibili soluzioni

Per verificare se la causa della calvizie è la mancanza di ferro, la prima cosa da fare è rivolgersi ad un poliambulatorio specializzato in tricologia, dove saranno assegnati degli esami ematici da fare e in seguito verranno controllati i valori della ferritina, responsabile dei depositi di ferro nel sangue, e quelli della sideremia, ovvero i valori di ferro in circolo. In questo modo, se si noteranno delle alterazioni rispetto ai parametri considerati “normali”, si potrebbe prescrivere una cura adeguata per reintegrare proprio la presenza dell’elemento in questione. Si ricorda che se quest’ultimo cala, anche solo di poco, la caduta dei capelli potrebbe essere ben visibile. Per questo, è bene fare attenzione e cercare anche di notare subito il problema, al fine di agire nel più breve tempo possibile.

Un’ulteriore soluzione alla problematica potrebbe risiedere anche in un regime alimentare ricco del minerale in questione. In genere, sono le carni rosse ad esserne maggiormente ricche, ma ovviamente è sempre opportuno seguire un’alimentazione il più possibile varia, non basata sempre su una stessa pietanza; si rischierebbe in tal caso di causare comunque un indebolimento dei capelli o una possibile calvizie, per mancanza di altre componenti nutritive importanti. L’ideale sarebbe sempre farsi consigliare da un esperto, in modo da non rischiare di cadere negli eccessi e soprattutto per non creare ulteriori conseguenze negative alla propria chioma.

Pillola contraccettiva: può causare calvizie?

Pillola contraccettiva e calvizie: quando si presenta il problema

Se si usa la pillola contraccettiva, il numero degli ormoni femminili aumenta e di conseguenza si potrebbe anche notare un miglioramento nella propria capigliatura. Il problema opposto però, che consiste in un possibile diradamento dei capelli, si potrebbe presentare se si sospende il contraccettivo. Ciò non si verifica in tutte le donne, ma nella maggior parte, sì. La problematica in questione di solito non dovrebbe far preoccupare, in quanto anche se in un primo momento un certo numero di capelli tenderanno a cadere, l’organismo riuscirà, con il passare del tempo, ad equilibrare nuovamente il livello ormonale. È bene sottolineare che solo il dermatologo esperto in tricologia potrà determinare la reale causa della calvizie, con opportuni esami e controlli. Questi ultimi potrebbero anche dimostrare che la perdita dei capelli sia di tipo ereditario. Non solo: dalle analisi potrebbe emergere che il disturbo si sia presentato proprio nello stesso momento in cui si è smesso di utilizzare il farmaco in questione. Di conseguenza, la perdita eccessiva di capelli avrebbe in ogni caso fatto la sua comparsa. Se gli opportuni controlli medici dovessero testare che la problematica sia causata dalla sospensione della pillola, l’esperto potrebbe consigliare una dieta opportuna da seguire o altri rimedi. Nella maggior parte dei casi però, si decide di lasciare l’organismo libero di ritrovare da sé il giusto equilibrio ormonale.

Le soluzioni per contrastare la calvizie

La calvizie femminile determinata dalla sospensione della pillola contraccettiva potrebbe essere contrastata con una buona alimentazione, ricca di frutta, verdura e omega 3. Oltre a questi, si potrebbero preferire anche pietanze come la soia, ricca di fitoestrogeni. Da aggiungere a tutto ciò, anche una corretta idratazione e alcuni rimedi pratici da adottare. È consigliabile, ad esempio, evitare di stringere in modo eccessivo la capigliatura, con elastici, fermagli o acconciature troppo aggressive.
L’ideale sarebbe evitare anche l’uso spropositato di tinte o shampoo che tendono ad aggredire la chioma. Meglio “non stressare” i capelli, che dovranno reagire il più naturalmente possibile al calo di ormoni femminili dettato dalla mancanza della pillola.

Calvizie femminile e sindrome dell’ovaio policistico.

Calvizie femminile e ovaio policistico: una stretta correlazione

Tra i diversi fattori che possono determinare la calvizie femminile vi è la sindrome dell’ovaio policistico, che comporta anche un ingrossamento delle ovaie, la presenza di cisti, un maggior numero di follicoli rispetto a chi non possiede quest’anomalia. In realtà, oltre alle conseguenze appena elencate, ve ne sono anche altre, come ad esempio l’alterazione del metabolismo e la produzione anomala di ormoni come il testosterone, la prolattina e l’ormone luteinizzante. Tutto questo insieme di elementi può determinare nella donna non solo un’alterazione del ciclo mestruale, ma anche una produzione eccessiva di grasso sul cuoio capelluto e più in generale sulla cute, la crescita eccessiva di peli corporei, comparsa di acne, obesità, diradamento dei capelli. Oltre a questo, sembrerebbe che il 10% delle donne che soffrono di calvizie devono tale problema proprio alla presenza dell’ovaio policistico. Per evitare che la caduta dei capelli diventi più grave, è possibile mettere in atto alcuni rimedi.

Le soluzioni per contrastare il problema

Se si agisce sull’ovaio policistico e sulla sindrome ad essa associata (ossia sull’insieme dei sintomi che tale patologia determina), si riuscirà di conseguenza a ridurre anche l’effetto negativo che ha apportato alla capigliatura. Una soluzione può essere la consumazione corretta di diverse porzioni di frutta e verdura, almeno 5 volte al giorno. A questo si deve aggiungere l’importanza di evitare cibi che possano provocare un alto tasso glicemico o che contengano grassi saturi. Sono ben accetti invece tutti quegli alimenti ricchi di Omega 3, come merluzzi, acciughe, salmone rosa, sgombri, sardine, quindi, in generale, tutto il pesce azzurro.

Un ulteriore rimedio può essere quello di praticare un’attività fisica moderata ma costante, per almeno 30 minuti ogni giorno. È stato dimostrato che mettendo in atto questi consigli, numerose donne che soffrivano di obesità e calvizie sono riuscite a migliorare la loro situazione. Tutte le soluzioni appena elencate, infatti, permettono di ridurre le problematiche sopra citate in quanto agiscono direttamente sugli ormoni, favorendone il loro equilibro e ristabilendone il quadro corretto. Come si è visto, si può affermare che calvizie e sindrome da ovaio policistico siano in stretta correlazione tra di loro ed che occorre agire sul secondo per contrastare l’insorgere del diradamento della capigliatura nelle donne.

Calvizie: quando il problema è la dermatite seborroica.

Calvizie e dermatite seborroica: due situazioni spesso collegate

Anche se non sempre, la dermatite seborroica può portare al diradamento dei capelli, alla loro caduta, al conseguente status di calvizie. È bene però sottolineare anche che il collegamento tra quest’ultimo caso e l’infiammazione del cuoio capelluto non sempre si verifica in tutti gli individui. Spesso ci sono persone colpite dalla Malassezia o dal Pityrosporum che hanno una capigliatura molto folta e la mantengono così per anni.

Oltre a questo, c’è anche da dire che la dermatite seborroica è un’alterazione del cuoio capelluto molto fastidiosa, che può essere ereditata oppure causata da accumulo di stress o dall’aver seguito un tipo di alimentazione ad alto contenuto di grassi.

Il problema è che queste cause aumentano la potenzialità dell’ormone DHT, responsabile di un incremento della sensibilità dei follicoli piliferi, dai quali si sviluppano i capelli. All’interno di tali follicoli, sotto la maggior azione ormonale, vengono alterati i normali processi vitali dei capelli in essi contenuti, la loro crescita, il loro invecchiamento e la successiva caduta, e si osserva di conseguenza un indebolimento degli stessi e una loro anomala caduta. Per far sì che tutto ciò sia evitato, occorre agire in fretta intervenendo innanzitutto sulle cause della dermatite seborroica.

 

Come combattere la dermatite seborroica

La prima cosa da fare se si soffre di dermatite seborroica e se si sta verificando anche una situazione di diradamento della capigliatura, è quella di contrastare la componente fungina. Quest’ultima viene eliminata grazie all’uso di particolari shampoo, considerati come veri e propri farmaci, che possono essere prescritti da un tricologo.

Di solito l’esperto tende a consigliare l’uso di prodotti a base di ketoconazolo, che devono essere adoperati con una moderata frequenza: in genere non più di 2 volte a settimana per un mese consecutivo, poi solo una volta ogni 15 giorni. I detergenti appositi andranno lasciati agire sulla capigliatura per 3-4 minuti durante ogni lavaggio, poi il tutto dovrà essere sciacquato con cura.

Un’altra soluzione che il dermatologo o l’ambulatorio specializzato in tricologia potrà consigliare è quella di spingere il paziente a seguire un’alimentazione più ricca di biotina, prescrivendone all’individuo una dose giornaliera di 10 o massimo 20 mg. Nelle strutture mediche più specializzate, la stessa biotina viene somministrata anche per via sottocutanea direttamente sul cuoio capelluto, per trattare efficacemente la dermatite seborroica e conseguire risultati più rapidi e duraturi.

Come si è visto, combattere questo problema, che causa irritazione, cute grassa e untuosa, prurito e forfora, può aiutare a sconfiggere anche la calvizie, ponendovi un importante freno.

Tiroide e caduta dei capelli. Ecco cosa c’è da sapere.

Le cause che possono provocare la caduta dei capelli possono essere svariate: un forte stress emotivo, un disagio psicologico, l’utilizzo di prodotti per capelli di bassa qualità o l’uso eccessivo di tinte e stirature, dermatiti molto estese, la reazione alla somministrazione di farmaci o cure per malattie importanti, quali ad esempio la chemioterapia. Non tutti sanno, però, che in alcuni casi il colpevole della caduta dei capelli può essere la tiroide.

Connessione tra tiroide e perdita dei capelli

La tiroide, è ormai noto, è quella piccola ghiandola endocrina a forma di farfalla, posizionata sulla parte bassa del collo, che attraverso la sua produzione di ormoni è in grado di regolare diverse funzioni del nostro corpo, da quelle metaboliche, a quelle sul sistema circolatorio e sull’apparato riproduttivo.

Si tratta, dunque, di una ghiandola fondamentale e molto importante per il nostro benessere, il cui mal funzionamento o una semplice alterazione subclinica potrebbe provocare dei disturbi sostanziali alla nostra esistenza. In alcuni casi, la caduta dei capelli potrebbe essere appunto il campanello di allarme che ci comunica una disfunzione tiroidea.

Il principale ormone della tiroide – la tiroxina – contribuisce alla crescita dei capelli e allo sviluppo dei follicoli piliferi, ossia di quelle piccole sacche affondate nella pelle che avvolgono la radice dei capelli. È abbastanza chiaro, dunque, che nei casi in cui la tiroide presenti qualche particolare patologia e non riesca a produrre la giusta quantità di ormoni, questa alterazione possa ripercuotersi in modo molto negativo su tutto il cuoio capelluto.

Le disfunzioni della tiroide

I disturbi più frequenti che si riscontrano a livello tiroideo sono principalmente due: l’ipertiroidismo (quando la tiroide produce troppi ormoni rispetto a quelli necessari) e l’ipotiroidismo (quando la tiroide produce pochi ormoni rispetto a quelli necessari). In entrambi i casi, sia che gli ormoni siano in eccesso sia che essi siano in difetto, all’interno del nostro corpo si presentano delle anomalie che possono portare alla situazione di telogen effluvium.

L’effluvio telogenico, diagnosticato per la prima volta nel 1961, si ha quando il capello entra nella fase di riposo troppo presto rispetto a quello che sarebbe il suo naturale ciclo vitale e può procurare in tempi piuttosto rapidi – a volte anche in soli due mesi – la caduta fino al 70% dei capelli che si trovano sul cuoio capelluto di un individuo.


Le malattie della tiroide

Le patologie a carico della tiroide possono essere diverse e non sempre chi ne soffre riesce immediatamente a riconoscerle. Alcune delle più note sono la malattia di Hashimoto, che causa ad esempio un ipotiroidismo di natura autoimmune, o quella di Graves che al contrario provoca un ipertiroidismo. 

Quando il nostro corpo subisce questi scompensi ormonali è molto facile che, associati ad altri sintomi, si possa riscontrare una modificazione della funzionalità delle ghiandole che producono grasso (ghiandole sebacee) a cui fa seguito l’improvvisa caduta dei capelli che diventano molto fragili, opachi e secchi, a dimostrazione che qualcosa nel nostro organismo non sta più funzionando bene come dovrebbe.

La correlazione, dunque, fra problemi di funzionamento della tiroide e caduta dei capelli risulta essere diretta e facilmente diagnosticabile. Come è già stato detto, è indubbio che la perdita dei capelli possa essere dovuta anche a cause estranee alla tiroide, ma effettuare analisi mirate su di essa potrebbe essere sicuramente di aiuto per circoscrivere gli altri eventuali fattori.

L’importanza della diagnosi

Se state soffrendo di caduta dei capelli e, contemporaneamente, riscontrate altri sintomi che vi possano far pensare ad un cattivo funzionamento della vostra tiroide, sarebbe bene sottoporsi ad analisi complete, per monitorare le condizioni e l’attività della vostra ghiandola tiroidea.

In caso di qualche alterazione o vera e propria patologia, il medico specialista potrà valutare sia il quadro ormonale che quello nutrizionale e vi sottoporrà a cure specifiche, alcune più semplici, ad esempio con integratori, altri con farmaci in grado di controllare la produzione di ormoni tiroidei. Allo stesso tempo, seguire una sana alimentazione, bere molta acqua, evitare le fonti di stress ed effettuare terapie anti caduta, contribuiranno a controllare i sintomi causati dai problemi alla tiroide.

Caduta del capelli e inquinamento. Effetti e consigli.

Quando la caduta non è normale?

Nel caso si riscontri una caduta fuori dal normale, che sfori il range di capelli descritto prima, è possibile ricercare le cause e contrastarne le conseguenze prendendo degli accorgimenti nella vita di tutti i giorni.

Escluse situazioni dove persistono condizioni genetiche o alterazioni ormonali (ad es. tiroidee), la perdita di capelli può essere dovuta ad un’alimentazione scorretta, che impedisce al capello (composto all’85% da una proteina detta cheratina) di “nutrirsi” di tutto ciò che ha bisogno per rimanere sano e forte.

Utilizzare frequentemente strumenti come phon o piastre danneggia lo strato più esterno del capello, rendendolo più soggetto a indebolirsi.

Anche svolgere una vita stressante può contribuire alla caduta anomala dei capelli, così come fumare e subire passivamente l’azione dello smog, come scoperto da recenti studi.

Inquinamento e caduta dei capelli

Nel Marzo 2019, a Seoul, è stata condotta una ricerca, in collaborazione con numerosi dipartimenti scientifici specializzati in dermatologia, al fine di dimostrare la correlazione che intercorre tra l’essere esposti allo smog per periodi prolungati e la perdita o indebolimento dei capelli.

La correlazione tra polveri sottili, problemi cardiocircolatori e respiratori era già stata appurata da tempo, ma grazie allo studio si sono scoperti gli effetti dannosi sul cuoio capelluto.

Nell’aria, soprattutto d’inverno, sono presenti numerosissime particelle inquinanti, dette anche “particolati atmosferici”, suddivise in base al loro diametro, provenienti anche dalla grande presenza di automobili diesel. Tutte queste piccolissime particelle composte da metalli, polvere, particelle di suolo, acidi, nitrati e solfati, a contatto con il cuoio capelluto umano, provocano arrossamenti, pruriti, desquamazioni e una secrezione sebacea fuori dal normale. Questo poiché, viste le loro dimensioni, si legano alla cute, inserendosi in parte nei pori della pelle. Una volta arrivate in profondità, portando con sé numerosi agenti chimici dannosi, aumentano la produzione di ROS, specie reattive dell’ossigeno, che contrastano lo sviluppo del collagene.

Per dimostrare ciò, lo studio ha effettuato degli esami su pazienti esposti ai vari tipi di particolati. Successivamente, grazie ad un metodo che prende il nome di “immunoblot”, è stato misurato il quantitativo di proteine presenti nelle cellule dei follicoli e della papilla dermica. Queste sono di vitale importanza, come spiegato prima, per il nutrimento del capello stesso.

I risultati dell’esame hanno mostrato che i particolati riescono a ridurre i livelli di Beta-Catenina, una proteina necessaria per il nutrimento dei capelli, così come il quantitativo di ciclina D1, ciclina E, e CDK2, altre importanti proteine nutrienti.

 

Prevenzione e trattamento

Tutti noi siamo quasi giornalmente esposti allo smog cittadino, soprattutto durante il periodo in cui c’è più traffico e le attività edilizie sono più attive. È possibile munirsi di cappelli per filtrare in piccola parte queste polveri, ma l’azione preventiva più importante riguarda sicuramente l’igiene.

È bene sempre prestare attenzione ai prodotti chimici che poniamo a contatto con il nostro cuoio capelluto, preferendo prodotti non aggressivi e utilizzando piccole quantità degli stessi.

Scegliere prodotti per capelli deboli in caso essi siano geneticamente sottili e predisposti a cadere ma, soprattutto, massaggiare delicatamente e in maniera accurata la cute ad ogni lavaggio, così da rimuovere ogni polvere e corpo estraneo posizionatosi su di essa.

In caso di problemi evidenti e persistenti, rivolgersi ad un dermatologo per permettere di ricercarne le eventuali concause.

Come lavare i capelli correttamente e quale shampoo scegliere.

Come lavare i capelli correttamente? Quale shampoo scegliere?

Tra le due domande, di solito è la seconda ad essere posta con maggiore frequenza, ma la prima è molto importante e non deve essere sottovalutata. Se il proprio obiettivo è quello di avere una chioma in perfetta salute, lucente e nutrita, si dovranno rispettare dei consigli fondamentali. Tra questi, vi è proprio il fatto di eseguire un corretto lavaggio della capigliatura, con tempi e dosaggi giusti, senza il rischio di incorrere nell’eccesso. Un ulteriore fattore da considerare riguarda la scelta dei prodotti adatti alla propria chioma: se è secca, o grassa, o afflitta dalla dermatite seborroica, si dovrebbero utilizzare specifici shampoo o balsamo, con componenti differenti.

Dosare lo shampoo ed evitare le esagerazioni

Molte persone danno per scontato che sappiano detergere la propria chioma in modo giusto, ma purtroppo non sempre è così. Prima di tutto è bene sottolineare che si possono svolgere lavaggi ogni volta che è necessario, senza che si corra il rischio di danneggiare il cuoio capelluto o le lunghezze. Oggi infatti sono presenti sul mercato numerosi prodotti non aggressivi, che proteggono la cuticola, ovvero la parte superficiale del capello, ed anche la sua radice. Proprio per questo, è possibile provvedere ad un lavaggio più frequente della capigliatura. Ciò però non significa che si debba incorrere nell’eccesso, anche perché sarebbe totalmente sbagliato.

Per seguire una corretta procedura di detersione, basterà prima rendere umide le lunghezze, possibilmente con acqua tiepida o fredda, e intanto preparare una minima dose di shampoo sul palmo della mano. Quest’ultimo andrà sparso sulle ciocche come se si dovesse fare un massaggio, in modo da non sfregare troppo violentemente la cute o aggredirla. Una volta che tutti i capelli sono stati ricoperti di shampoo, lasciar agire per 2-3 minuti e poi risciacquare abbondantemente con acqua tiepida. 

A differenza di quanto si pensa, è sufficiente fare una sola applicazione e non è sempre necessario dover ripetere l’operazione. Se proprio quest’ultima fosse indispensabile, ricordare che l’ultimo risciacquo deve essere svolto con acqua fredda. Una volta eliminato il sapone dalla capigliatura, evitare di sfregare in modo eccessivo le ciocche con l’asciugamano, ma tamponare in modo delicato.

Un’altra fase importante è l’asciugatura: il phon andrebbe tenuto lontano dalla chioma almeno 30 cm o si rischia di provocare un danno ai capelli. Per far sì però che questi godano di ottima salute, è fondamentale anche la scelta dello shampoo giusto.

Dosare lo shampoo ed evitare le esagerazioni

Molte persone danno per scontato che sappiano detergere la propria chioma in modo giusto, ma purtroppo non sempre è così. Prima di tutto è bene sottolineare che si possono svolgere lavaggi ogni volta che è necessario, senza che si corra il rischio di danneggiare il cuoio capelluto o le lunghezze. Oggi infatti sono presenti sul mercato numerosi prodotti non aggressivi, che proteggono la cuticola, ovvero la parte superficiale del capello, ed anche la sua radice. Proprio per questo, è possibile provvedere ad un lavaggio più frequente della capigliatura. Ciò però non significa che si debba incorrere nell’eccesso, anche perché sarebbe totalmente sbagliato.

Per seguire una corretta procedura di detersione, basterà prima rendere umide le lunghezze, possibilmente con acqua tiepida o fredda, e intanto preparare una minima dose di shampoo sul palmo della mano. Quest’ultimo andrà sparso sulle ciocche come se si dovesse fare un massaggio, in modo da non sfregare troppo violentemente la cute o aggredirla. Una volta che tutti i capelli sono stati ricoperti di shampoo, lasciar agire per 2-3 minuti e poi risciacquare abbondantemente con acqua tiepida. A differenza di quanto si pensa, è sufficiente fare una sola applicazione e non è sempre necessario dover ripetere l’operazione. Se proprio quest’ultima fosse indispensabile, ricordare che l’ultimo risciacquo deve essere svolto con acqua fredda. Una volta eliminato il sapone dalla capigliatura, evitare di sfregare in modo eccessivo le ciocche con l’asciugamano, ma tamponare in modo delicato.

Un’altra fase importante è l’asciugatura: il phon andrebbe tenuto lontano dalla chioma almeno 30 cm o si rischia di provocare un danno ai capelli. Per far sì però che questi godano di ottima salute, è fondamentale anche la scelta dello shampoo giusto.

Lo shampoo giusto: come sceglierlo

Molte persone sottovalutano quanto possa essere importante la scelta di un prodotto adeguato al tipo di capelli che si possiede e incorrono in una serie di errori. Uno dei più gravi è il fatto di unire due tipi di shampoo per uno stesso lavaggio, cosa assolutamente sbagliata, ma non l’unica. Un’altra è acquistare detergenti che contengano schiumogeni, cioè sostanze chimiche che formano molta schiuma ma nello stesso tempo aggrediscono il capello, indebolendolo e rendendolo anche secco. Per evitare di comprare prodotti del genere, si dovrà leggere con attenzione l’etichetta: se sono presenti alcuni elementi come SLS o SLES, note anche come “achilsolfati”, meglio non acquistare il prodotto. Quest’ultimo deve anche essere privo di parabeni e PEG. Dopo essersi accertati di questo, si potrà provare lo shampoo: il risultato dovrà essere ben visibile fin dai primi lavaggi. Se così non fosse, si dovrà puntare su un altro tipo di detergente, fino a quando i propri capelli appariranno più lucenti, morbidi e nutriti: in quel caso si potrà dire di aver scelto quello giusto.

Uno shampoo per ogni tipo di capello

Per scegliere lo shampoo giusto si dovrà anche fare attenzione a comprare quello più adatto al tipo di capello che si possiede. Per fare un esempio, se è necessario lavare tutti i giorni i capelli, si dovrà acquistare uno shampoo apposito, proprio per lavaggi frequenti. In questo caso sarà un prodotto “leggero”, che avrà cioè delle basi lavanti non aggressive.

Se invece si avessero i capelli grassi o se si soffrisse di forfora o dermatite seborroica, l’ideale sarebbe detergere spesso la chioma scegliendo un rimedio a base di zolfo, zinco, vitamina B6, ketoconazolo oppure acido salicilico al 3%. Senza dubbio, nel caso di produzione eccessiva di sebo e/o irritazioni, è il caso di rivolgersi ad un dermatologo, che saprà consigliare al meglio quale soluzione adottare.

Nel caso invece si avesse una chioma secca, opaca, priva di luce, si potrebbe ricorrere all’uso di uno shampoo a base di olio di cocco o jojoba e anche aiutarsi con un balsamo nutriente, o prodotti che contengono semi di lino. Come si è visto, la scelta delle giuste componenti per detergere i capelli varia da caso a caso ed è fondamentale fare attenzione anche ai dettagli, proprio come per il discorso riguardante il corretto lavaggio. 

I fattori dannosi per i capelli: quali sono i peggiori.

I principali fattori dannosi per i capelli

Se si dovesse realizzare una lista che indichi i fattori dannosi per i capelli, ai primi posti nella classifica dei peggiori si dovrebbero inserire l’abuso di sostanze alcoliche, droghe, ma non solo. Sono considerate distruttive per i capelli anche altre sostanze o situazioni, come il consumo eccessivo di caffeina oppure una scorretta alimentazione, priva dei nutrienti fondamentali. Tra questi vi sono le vitamine e le proteine, ma non si deve dimenticare che per avere una chioma folta e ricca di vitalità, si dovrà seguire una dieta sana ed equilibrata, dove sono presenti in gran quantità anche frutta e verdura.

Importantissima anche l’idratazione, così come un corretto ritmo del sonno, fattore che molte persone sottovalutano. A questo si deve aggiungere anche un ulteriore elemento, altrettanto patogeno: lo stress. Esistono però anche altre cause da considerare, tra le tante che possono provocare danni alla capigliatura. 

Il fumo e gli altri elementi dannosi per i capelli

Il fumo è uno dei primi nemici per i capelli, patogeno non solo per i fumatori, ma anche se viene ricevuto in forma passiva. Questa sostanza infatti annulla l’effetto dell’aromatasi, enzima che ha la particolare funzione di proteggere la capigliatura. La conseguenza più comune dei danni apportati dal fumo è la caduta dei capelli e, in alcuni casi, anche il diradamento.

Da aggiungere, nella lista degli elementi nocivi, anche l’esposizione a lampade abbronzanti senza che si sia dotati di corretta protezione, così come l’esposizione ai raggi del sole durante le ore più calde. Come si è visto, i fattori a cui fare attenzione sono tanti ed è opportuno fare attenzione a tutti quelli appena descritti, se si vuole avere una chioma che goda di piena salute.