La calvizie comune: tutto quello che c’è da sapere.

Chiamata in modo più corretto “alopecia androgenetica”, questo tipo di problematica è una vera e propria patologia che, pur non causando danni sulla salute generale della persona, può portare ad una serie di effetti negativi sulla capigliatura e spesso può avere ripercussioni anche sulla propria autostima.

La calvizie comune: cause ed effetti

Si sente spesso parlare di “calvizie”, ma sono poche le persone che conoscono i diversi dettagli riguardanti l’argomento. Sapere questi ultimi è di fondamentale importanza, se si desidera combattere il problema ed eliminarlo. Prima di tutto, è bene sottolineare che se si soffre di calvizie, la maggior parte delle volte non si ha alcun problema di salute. È quindi sbagliato, in questo caso, associare la mancanza di capelli, a qualche disturbo serio dell’organismo.

Il primo fattore negativo che la comparsa di calvizie è in grado di causare è quello collegato all’estetica. Ormai infatti una chioma ricca e folta è sinonimo di bellezza, e quando si verifica la situazione contraria, si tende a considerare se stessi come “difettosi”, e la propria autostima potrebbe addirittura diminuire.

Per quanto riguarda le ragioni che possono far sviluppare questo fastidioso meccanismo, la prima consiste in un aumento della sensibilità follicolare. Ciò significa che i follicoli presenti sul cuoio capelluto reagiscono in modo più forte ad un ormone particolare, indicato con la sigla DHT, che sta per “diidrotestosterone”. Quando interviene il fattore ereditario, cioè se si hanno parenti che hanno sofferto di caduta dei capelli con le stesse caratteristiche, ciò si può ripercuotere anche sul proprio cuoio capelluto. In questo modo, proprio per colpa dei geni, il DHT si attiva e blocca le funzioni del follicolo pilifero. L’effetto più immediato di tale azione è che il capello diventa sempre più sottile, fino a quando si crea diradamento. Anche in questo caso esistono convinzioni comuni sbagliate, come quella che spinge a ritenere che non c’è soluzione a tutto ciò, ma non è così.

Ulteriori cause che possono determinare l’inizio e l’accentuarsi di questa patologia riguardano lo stile di vita ed anche un’alimentazione carente o scorretta. Dormire poco, vivere in modo stressante, apportare poche vitamine o componenti nutritive fondamentali all’organismo, possono determinare l’alopecia androgenetica. Questo però non è tutto.

I numeri

Il professor Whiting dell’Università di Dallas ha ideato una formula matematica per calcolare il numero di persone che nei vari Paesi vedono i loro capelli cadere sempre più spesso e con maggiore intensità, indipendentemente dalle cause. Ciò, secondo lo studioso, si verifica in Europa mediamente per il 50% degli uomini, fisiologicamente a partire dai 50 anni di età, mentre per le donne tutto ciò accade a partire dai 40 anni. Prima di allarmarsi però è bene ricordare che in genere ogni chioma possiede in media tra gli 80000 e i 120000 capelli e il loro numero, il loro aumento o la loro perdita possono variare a seconda di numerosi fattori; non è detto quindi che la caduta dei capelli sia riconducibile sempre a questa forma di calvizie. In più, se anche così fosse, sono presenti diverse soluzioni per contrastare efficacemente il problema. 

Come bloccare la calvizie maschile: finasteride o rimedi naturali.

Bloccare la calvizie maschile: la finasteride

Al fine di bloccare l’alopecia androgenetica, altro modo per indicare la calvizie comune, ossia quella maschile, il tricologo potrà prescrivere la finasteride. Si tratta di un farmaco che riesce a combattere l’eccessiva azione che l’ormone DHT, responsabile della caduta dei capelli, svolge sui follicoli piliferi, indebolendoli. Una volta che si riesce a ridurre l’azione del DHT, la situazione può tornare alla normalità.

La finasteride viene utilizzata per lunghi periodi, di solito per trattamenti che possono durare anche più di 2 anni. I risultati però sono visibili in media già a partire dal terzo o quarto mese. Se così non fosse, significa che non è la soluzione adatta al proprio caso.

Esistono effetti collaterali causati dall’assunzione del rimedio in questione, come ad esempio una diminuzione della libido. Ovviamente le conseguenze derivanti dall’uso del farmaco possono essere diverse da persona a persona.

Numerosi studi hanno stimato che di solito il 31% dei pazienti vede in due anni un miglioramento moderato, mentre il 30% ne subisce uno lieve, e solo il 5% uno notevole. L’ultimo dato è basso perché si deve ricordare che il diradamento dei capelli è dovuto non solo all’aumento dell’azione dell’ormone DHT contro i follicoli piliferi, ma anche ad altre cause, come alimentazione scorretta e stile di vita stressante o dannoso. Se questi ultimi sono i fattori determinanti della calvizie, la finasteride non servirà. Piuttosto, si dovrà lavorare su una dieta sana e un modo di vivere più salutare. Combattere la caduta dei capelli è possibile, tuttavia, anche usando rimedi presenti direttamente in natura.


Eliminare il problema con i rimedi naturali

Se la calvizie è lieve o moderata, possono essere efficaci anche i rimedi naturali. Tra questi ultimi, sono in grado di apportare risultati più considerevoli sono la Serenoa Repensl’acido azelaicol’acido gamma linolenico, contenuto negli Omega 3, il tè verde, lo zinco, la vitamina B6, il Betasitoserolo e i fitoestrogeni della soia. Di solito, i tricologi consigliano di assumere diversi mg ogni giorno di ognuna di queste sostanze, per un anno intero. I risultati in alcuni casi potrebbero comparire addirittura nei primi 4-6 mesi. Per la posologia ovviamente si deve sempre seguire il consiglio di un esperto, anche perché per alcuni individui potrebbe essere dannoso un eccesso di una o più sostanze tra quelle elencate. Oltre a questo, non si deve dimenticare che la calvizie maschile, così come quella femminile, può essere causata da una serie numerosa di fattori. L’esperto dovrà prima individuare le ragioni che l’hanno fatta sorgere, poi valutare eventuali fattori aggravanti, e infine mirare a trovare il rimedio corretto.

Menopausa e caduta dei capelli. Cosa succede e quali consigli seguire.

Come cambia in una donna l’apparato genitale nel corso degli anni?

É certo che l’apparato genitale femminile nel corso degli anni si modifica.

Difatti, quello presente in una bambina non è uguale al complesso di organi e strutture anatomiche che servono a controllare il congegno della riproduzione, dalla produzione degli ormoni sessuali a quella delle cellule uovo in una ragazza o, ancor meglio in una giovane donna e in un’adulta.

Questo perché l’apparato genitale femminile nel corso dell’età riproduttiva favorisce dei cambiamenti con un andamento ciclico, vale a dire attraverso il ciclo mestruale. 

 

Cos’è il ciclo mestruale e il periodo fertile di una donna?

Prima di trattare l’argomento “menopausa” bisogna definire cos’è il ciclo mestruale e il periodo fertile di una donna.

Il ciclo mestruale è il periodo compreso tra un flusso mestruale (indicato come mestruazione) ed un altro, la cui durata media è di ventotto giorni, potendo variare, per cambiamenti fisiologici, tra ventitré e trentacinque giorni.

In genere si identifica la prima giornata del ciclo mestruale con il giorno di inizio della mestruazione.

Il periodo fertile mestruale coincide con la possibilità di iniziare una gravidanza: questa fase inizia con la prima mestruazione e termina con l’arrivo della menopausa. 

Cosa deve fare una donna prima e durante la menopausa?

Ogni donna deve fare opportuni controlli medici quando raggiunge un’età matura ed ascoltare tantissimo il proprio corpo in modo da poter avvertirne gli ulteriori mutamenti (dalle sudorazioni notturne alle vampate di calore, dalle palpitazioni agli sbalzi di pressione) e tutti i cambiamenti che presenta, di anno in anno, il suo flusso mestruale.

La causa di questi cambiamenti è la progressiva diminuzione di ormoni femminili (gli estrogeni, prodotti dalle ovaie) che può portare spesso anche a stati di ansia, irritabilità, insonnia. Nello stesso momento, l’organismo femminile è più soggetto a osteoporosi, malattie vascolari e perdita di capelli.

Bisogna sapere che questi delineati, in linea di massima, sono i segnali che indicano l’inizio della menopausa che rappresenta, nella vita di ogni donna tra i 45 e i 59 anni, un importante mutamento sia dal punto di vista fisico che mentale. 

Quali consigli deve seguire ogni donna?

Ogni donna, all’interno di tale situazione, deve:

  • assolutamente comprendere che la menopausa non è una malattia ma una condizione fisiologica, un modo nuovo e diverso di essere donna;
  • sapere che la menopausa è generalmente identificata dalla scomparsa del ciclo mestruale, o come stabilisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla definitiva conclusione della sequenza dei suoi mutamenti periodici e fisiologici che, rendendo possibile una gravidanza, si attua nell’apparato riproduttivo femminile ed è diagnosticata retrospettivamente dopo un anno di assenza del ciclo;
  • capire che, nonostante gli squilibri ormonali che si verificano in questo periodo siano sovente fonte di notevole disagio sia fisico che psicologico, questo è semplicemente il momento per conoscersi meglio e prendersi maggiormente cura di sé;
  • alimentarsi in maniera corretta, seguendo anche le indicazioni di un buon nutrizionista, per debellare l’anemia, la carenza di vitamine, nonché la perdita di alcuni minerali come il calcio, il magnesio, il silicio, fondamentali per la propria salute;
  • seguire una dieta ricca di nutrienti, vitamine e fitoestrogeni, utili per la salute del cuoio capelluto e del bulbo pilifero, per rimediare alla caduta dei capelli a cui si è soggetti in questo periodo;
  • organizzare la propria vita in modo sereno, concedendosi, tra le consuetudini giornaliere, momenti di relax, per esempio all’interno dei centri benessere e spa;
  • dedicarsi ad un’attività sportiva;
  • adottare eventualmente una terapia ormonale sostitutiva dopo aver chiesto parere al proprio ginecologo;
  • usare trattamenti anti-caduta topici galenici o consigliati dal proprio specialista tricologo;
  • evitare fumo, alcool, e, limitare l’uso di tinture, decolorazioni, permanenti.

Questi consigli sono utili il proprio corpo in salute sia dal punto di vista fisico sia psicologico che ormonale.

Del resto la menopausa non è altro che quel periodo della vita di ogni donna matura in cui il corpo femminile sta ricevendo un’ulteriore trasformazione, come la natura vuole, con l’esigenza di porre una maggiore attenzione all’aspetto fisico e alla propria salute. 

Conoscere la calvizie maschile.

Il tema è evidentemente molto complesso e non basterebbero queste poche righe per parlarne diffusamente. Possiamo tuttavia rammentare come a intervenire su questo fenomeno siano due fattori preponderanti:

  • l’ereditarietà
  • gli ormoni androgeni.

Dunque, semplificando ancora l’argomento, possiamo certamente affermare che nei soggetti che sono predisposti geneticamente, l’ormone diidrotestoterone, o DHT, è il responsabile della miniaturizzazione del follicolo pilifero.

In altre parole, l’azione ormonale nei soggetti predisposti finisce con l’assottigliare sempre di più il capello, con conseguente diradamento della capigliatura. 

Quanto sopra ci conduce subito a un’importante riflessione. Sebbene il ruolo della genetica sia indubbio, lo è anche l’azione ormonale. E, dunque, anche il fatto che non ci si debba “arrendere” all’ereditarietà di un determinato fenomeno ricorrente, bensì agire in misura attiva e proattiva per scongiurare l’emersione e il peggiorare di questo scenario.

In tale ambito, non è certo errato definire la calvizie come una situazione multifattoriale, ovvero un’evoluzione che è determinata da diversi elementi che si manifestano in modo diverso in ogni individuo.

In particolare, la calvizie comune tende a insorgere già in gioventù e, con gli anni, il diradamento e il cambiamento del volume e del numero di capelli finisce per diventare sempre più evidente, anche a seconda dell’impatto che l’alimentazione e lo stile di vita hanno sull’organismo, tale da accelerare o frenare l’insorgenza e il decorso della calvizie.

Un problema evidentemente diffuso. Secondo quanto deriva dall’applicazione della formula di Whiting, ad esempio, circa il 50% degli uomini europei a 50 anni presenta un certo grado di calvizie, percentuale che sale al 70% negli uomini di 70 anni. Per le donne le percentuali sono un po’ inferiori, pari a circa il 40% nelle cinquantenni, e al 60% nelle settantenni.

Ciò premesso, se noti che i tuoi capelli iniziano leggermente a diradarsi, e quelli che cadono sono piuttosto sottili e corti, è verosimile che tu possa soffrire di alopecia androgenetica. Naturalmente, la diagnosi verrà effettuata presso una struttura medica specializzata in tricologia, che definirà una diagnosi puntuale della tua situazione e, di conseguenza, permetterà di individuare i correttivi più idonei a ripristinare il giusto benessere dei capelli e del cuoio capelluto.